Pontida: festival dell’orgoglio migrante antirazzista

Sabato 16 giugno si è tenuto a Pontida, luogo simbolo della Lega Nord, la seconda edizione del Festival dell’orgoglio migrante antirazzista.

Il comitato Bergamo Pride è intervenuto dal palco per ribadire l’importanza fondamentale dell’intersezionalità delle rivendicazioni.

Di seguito il testo del discorso.

Quello che le nostre sorelle e compagne femministe ci hanno insegnato di più importante in tutti questi anni di lotte e battaglie, è il principio secondo il quale mai e poi mai si potrà prendere la parola per conto/al posto di un’altr*.

Partendo da questo presupposto, come Bergamo Pride ci siamo chieste “chi siamo?” e “cosa hanno da raccontare le nostre storie su un palco così importante come quello di oggi qui a Pontida?” 

Siamo giunte a un paio di riflessioni che vorremmo brevemente condividere con voi tutt*. Se siamo qui oggi è perché siamo state “fortunate”, abbiamo in tasca un passaporto di colore rosso, che ci permette di viaggiare in un sacco di paesi del mondo senza bisogno di presentare un visto.

È questo nostro privilegio che possiamo usare per provare a smuovere le cose e bruciare definitivamente le frontiere e i confini. Diciamo proprio “bruciare” perché così si usa dire in molti paesi dell’altra sponda del Mediterraneo: bruciare i documenti prima di imbarcarsi.

Abbiamo organizzato un Pride a Bergamo basato sull’idea che le identità sono e possono essere multiple e multiformi, e che le maschere che indossiamo quotidianamente sono al tempo stesso liberazione e costrizione. È allora delle identità imposte che dobbiamo liberarci, dell’idea stessa che il nostro pianeta possa essere diviso in paesi diversi a seconda di una lunga serie di linee immaginarie come i confini.

I confini della norma abbiamo scelto di farli casa e rifugio, di attraversarli continuamente e di lavorare alla costruzione di tutti i ponti necessari. I ponti più solidi sono proprio le nostre relazioni, fondate sui nostri corpi, e alimentate dai nostri sentimenti. Ponti d’amore appunto!

Perché solo così, attraversando e costruendo ponti, possiamo provare veramente a costruire un movimento di liberazione. Ed è quello che stiamo provando a fare tutt* insieme qui oggi. Per questo dobbiamo continuare a crederci.

Alle le fortezze protette col filo spinato preferiamo le case senza le porte, liber* di entrare, di uscire e di godere.