Bergamo Pride 2018: abbiamo smascherato

La parata di Bergamo Pride del 19 maggio scorso ha segnato la fine di un percorso di preparazione lungo dieci mesi. Il lavoro è stato instancabile ma i risultati ci hanno appagato della fatica spesa per questa grande iniziativa. Quasi diecimila persone hanno infatti preso parte al primo pride cittadino.

Ma se un Pride a Bergamo è stato organizzato davvero è solo grazie ai contenuti che ci hanno spinto a impegnarci per la sua realizzazione, verso un processo di smascheramento della città sintetizzato in uno degli slogan scelti per questo evento: Giù la maschera.


Abbiamo smascherato il principale organo di informazione bergamasco, L’Eco di Bergamo, che ha scelto di non dare alcuna notizia di una manifestazione di tale portata. Sentitosi messo sotto accusa, il direttore ha poi pubblicato un editoriale imbarazzante, in cui ha tenuto a sottolineare che quelli delle persone lesbiche, gay, transgender e intersessuali sono “dritti” tra virgolette e in quanto tali “diritti” opinabili, che non meritano di essere trattati dalla sua testata giornalistica.

Abbiamo smascherato Forza Nuova, che non ci ha pensato due volte ad appendere uno striscione minatorio abusivo che recitava “No gay pride”. E con loro abbiamo smascherato tutti i partiti neofascisti che si trovano dietro il finanziamento dei movimenti cosiddetti “no gender”, sostenuti da Roberto Fiore e dai suoi accoliti, fondatori di Notizie Provita e marce per la vita.

Abbiamo smascherato i pregiudizi che si celano dietro l’associazione malata tra omosessualità e pedofilia insieme al fondatore e presidente di Prometeo, una delle più grandi associazioni italiane di lotta alla pedofilia, che ci ha ricordato che il 99,9% degli abusi su minori sono perpetrati da uomini eterosessuali, quasi sempre padri di famiglia o appartenenti al mondo ecclesiastico.

Abbiamo dimostrato che una risposta antifascista alla deriva violenta a cui stiamo assistendo in questi mesi c’è e ci sarà sempre a Bergamo, nonostante le intimidazioni e il silenzio di certa stampa locale, che ci vuole inesistenti. Facendo rete con quasi duecento associazioni del territorio e della provincia, con il Comune di Bergamo e le altre istituzioni abbiamo dimostrato che uniti/e siamo la risposta civile che può riportare alla coesione sociale.

Abbiamo urlato alla città che esistiamo e continueremo a costruire ponti di accoglienza e dialogo per occupare quelli della violenza e dell’odio.