Giù la maschera, Arlecchino

Chi è Arlecchino?

Arlecchino, o per meglio dire l’Arlechì, è una maschera folcloristica di origine bergamasca. Ancora oggi è possibile visitare la sua casa, situata nel borgo di Oneta, in val Brembana, e scoprire le peculiarità di uno dei più celebri protagonisti della commedia dell’arte. Poverissimo di nascita, Arlechì indossa un vivace e coloratissimo costume arcobaleno a losanghe e una mascherina nera che gli copre metà volto.

La leggenda narra che a causa della estrema indigenza in cui la famiglia di Arlecchino versava, i suoi abiti furono frutto di un patchwork di scampoli di stoffe variopinte, assemblate alla buona. Arlecchino è brioso, pieno di vita e simpatico. A volte risulta essere un po’ dispettoso e ne combina di tutti i colori, muovendosi tra saltelli e piroette, inchini e giravolte, talvolta incespicando, sempre preceduto dalla sua voce stridula, a suo agio nei suoi pantaloni attillati. Arlecchino ha l’abitudine di gabbare il padrone, rivelandosi balordo e opportunista, ma anche poco propenso all’accettazione passiva delle angherie dei potenti signori di Venezia. In mano stringe il “batocio”, che utilizza per menar le mani o difendersi.

Arlecchino come icona queer

Tra un guazzabuglio disordinato di colori arcobaleno, uno spettro di movenze audaci e un carattere licenzioso e pungente, è difficile non reinterpretare Arlecchino in chiave queer. Così come il suo vestito non è altro che un insieme di toppe, così ci piace immaginare la bandiera arcobaleno, simbolo delle rivendicazioni LGBTQI. Una bandiera le cui tinte sono il frutto della condivisione di un pezzo di sé da parte di ognuno/a di noi, ma soprattutto da parte di chi ha il coraggio di spogliarsi la maschera per liberare i propri colori.