Ieri e oggi, tra rivendicazioni e movimento di piazza

Giornalismo audace e senza paura

Correva l’anno 2000 in quel di Bergamo e un giornalismo audace e senza paura dava voce alla comunità LGBTQ (lesbica, gay, bisessuale, transgender e queer) bergamasca. Anna Cinetto, coraggiosa giornalista del rivoluzionario rotocalco Settegiorni, il 25 maggio pubblicava una approfondita inchiesta su unioni civili, movimento di piazza e figli omosessuali.

In questi preziosi reperti, Anna racconta di Antonio e Pierre, una coppia di bergamaschi sposatisi simbolicamente a Milano il 27 giugno del 1992. Una coppia che in anni ancora discretamente difficili non ebbe paura di vivere il proprio amore allo scoperto, reclamando per sé e per le altre persone LGBTQ diritti civili basilari.

Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma noi nuove generazioni non possiamo esimerci dal ringraziare Antonio e Pierre per la loro visibilità, che indubbiamente ha contribuito nel corso degli anni a portarci a un sensibile, seppur limitato, cambiamento in tema di diritti LGBTQI.

Crisi del mondo associazionistico e antifascismo

Renato Sabbadini, presidente del circolo omosessuale Triangolo Rosa di Bergamo, parlava già della crisi del mondo associazionistico, iniziata negli anni Novanta, e della difficoltà di uscire allo scoperto. Specialmente a Bergamo la situazione pareva essere molto complessa. Un primo traguardo arrivò nel 1998, quando l’allora sindaco Guido Vicentini, durante una commemorazione antifascista ricordò anche la strage degli omosessuali perseguitati dal regime nazifascista. Non a caso l’antifascismo anima le nostre rivendicazioni quotidiane. L’opposizione a gruppi d’odio rinvigoriti dall’agibilità politica che viene loro concessa è uno dei punti fondamentali su cui siamo costretti e costrette a imperniare le nostre battaglie di libertà.

Renato parla di Triangolo Rosa, circolo frequentato perlopiù da uomini gay. Le donne, dice, preferiscono andare a Milano o ritrovarsi in case private. 

Oggi, invece, ci siamo presi/e le piazze, le strade, i luoghi cittadini: li abitiamo e li viviamo con i nostri corpi e i nostri affetti, senza paura.