Il Pride è una carnevalata – Terza parte

Il carnevale sta finendo ed eccoci giunt@ al terzo appuntamento della nostra rassegna dal titolo: il pride è una carnevalata, per indagare insieme a voi le origini di questo luogo comune. La prima parte della nostra indagine si è concentrata sul valore delle maschere e dei costumi nel mondo di oggi , mentre la seconda parte ci ha permesso di ripercorrerne la storia.

In questo articolo cercheremo invece di tracciare dei parallelismi tra il carnevale e le rivendicazioni del Pride, partendo dall’esempio di uno dei carnevali più atipici ed eccentrici d’Italia: il carnevale di Bagolino.

La festa dell’uguaglianza e degli ultimi

Vogliamo iniziare questo articolo partendo da una citazione suggerita da una amica. Per la precisione una citazione di Michail Bachtin, critico e filosofo russo, nonché ideatore del cronotopo letterario, che sul carnevale scrisse:

Il carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine. Volgeva il suo sguardo all’avvenire incompiuto.
Un significato del tutto particolare aveva l’abolizione di tutti i rapporti gerarchici. In effetti durante le feste ufficiali le differenze gerarchiche erano mostrate in modo evidente: in esse bisognava apparire con tutte le insegne del proprio titolo, grado e stato, e occupare il posto assegnato al proprio rango. La festa consacrava l’ineguaglianza. Al contrario, nel carnevale tutti erano considerati uguali, e nella piazza carnevalesca regnava la forma particolare del contatto familiare e libero fra le persone, separate nella vita normale — non carnevalesca — dalle barriere insormontabili della loro condizione, dei loro beni, del loro lavoro, della loro età e della loro situazione familiare.

Il carnevale inteso dunque come festa di liberazione, una celebrazione degli affetti, del contatto tra le persone, al di là delle gerarchie e del potere.

E cosa è un Pride se non un momento di libertà, di comunanza e condivisione, oltre che di rivendicazione di parità ed equità sociale?

Il carnevale di Bagolino

Bagolino è un piccolo paese di circa quattromila abitanti situato in Val Sabbia in provincia di Brescia. Questo pittoresco paesino ospita ogni anno uno dei carnevali più particolari d’Italia, frutto di una tradizione centenaria tramandata di generazione in generazione.

Bagolino si trovava e si trova tuttora in posizione arroccata, quindi l’arrivo di commercianti, forestieri e potenziali corteggiatori stranieri era molto raro. Da un lato la posizione del paese gli consentì di conservare la tradizione del carnevale bagosso, nata nel millecinquecento e ancora vivissima. Dall’altra condannò Bagolino all’isolamento. E come accadeva spesso nelle valli bergamasche, anche in quelle bresciane era pratica comune unirsi in matrimonio e procreare con i propri parenti (con le ovvie conseguenze del caso), soprattutto per poter conservare e preservare terre, beni e proprietà. A maggior ragione dal momento che scarseggiavano pretendenti esterni al borgo. Quindi come porre rimedio? Ci pensava il carnevale, che richiamava i forestieri in città.

Oltre il genere: la palpata dei mascher

Ancora oggi i cosiddetti “mascher” si mascherano da uomini o da donne, indipendentemente dal loro sesso biologico, indossando abiti della tradizione popolare. Camuffando il proprio genere e parlando in falsetto, senza farsi riconoscere, si aggirano per il paese palpando i genitali degli altri partecipanti.

La palpata, ai tempi simbolo propiziatorio di fertilità,  serviva anche per constatare quale fosse il sesso biologico degli stranieri che prendevano parte alla celebrazione, così da poter ampliare lo spettro di possibilità di corteggiamento, normalmente limitato ai pochi abitanti di Bagolino, se non direttamente ai propri cugini e fratelli. Adesso la pratica della palpata è diventata uno scambio di saluto e augurio comune tra gli uomini del borgo.

Sacro e profano

Il carnevale bagosso mischia il sacro con il profano, in quanto il tutto ha inizio con una messa benaugurale, a cui i “balarì” partecipano indossando già i costumi di scena, per poi ballare sul sagrato. Solo agli uomini però è consentito ballare, le donne devono aspettare di mascherarsi per poter essere del tutto libere. Uomini che danzano, quindi, e che danzano insieme, oltre ogni stereotipo.

Indossando la maschera si può esagerare, scherzare, dire cose che solitamente non potrebbero essere dette, andare oltre la comune decenza e il decoro, provocare ed essere sincer@ e licenzios@.

La festa dei poveri che sanzionano i padroni

Ma non è tutto. Il carnevale bagosso è anche una parodia delle classi abbienti, come sottolinea lo storico Luca Ferremi. Si balla in doppia fila, proprio come fanno i nobili nei loro saloni. Ma qui si balla in piazza, sfidando il potere e la propria condizione economica e sociale, oltre ai pregiudizi, dal momento che le danze alternano movenze aristocratiche a quelle più marcatamente erotiche.

Quindi i mascher rappresentano anche il tentativo di rivalsa del poveraccio sul padrone e non a caso gli strumenti usati dai mascher sono quelli della vita contadina di tutti i giorni: rastrelli, pale, picconi, arcolai. E tutt@ indossano rigorosamente pesanti zoccoli chiodati per sconfiggere il silenzio, che, ormai lo sappiamo bene, può uccidere con la sua violenza.

Carnevale e Pride: il connubio possibile

Il carnevale, come il Pride, è la festa degli ultimi, degli indecorosi, degli emarginati e degli arlecchini. Un luogo di accoglienza e uguaglianza, dove possiamo essere chi desideriamo essere.

Ce lo ricorda anche il pittore Antonio Stagnoli, originario di Bagolino, che nelle sue chine carnevalesche rappresenta proprio la povertà e la sofferenza degli esclusi, che, finita la festa e tolta la maschera, tornano alla vita di sempre.

Come non perdersi tra i cappelli dei suonatori dagli sgargianti colori arcobaleno, ricchi di fiocchi e monili?  E ancora giocare coi generi, provocare bonariamente e riappropriarsi dello spazio cittadino in un clima di festa ma anche di rivendicazione politica?

Rivendicare lo spazio politico

Una rivendicazione politica che passa anche dalla storia stessa di Bagolino, patria di Giacomo Spada, pastore partigiano. Arrestato dalle SS naziste, fu trasferito nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì il 17 gennaio del 1945.

Chissà se Spada partecipava ai carnevali di Bagolino, chissà se vestiva i panni del balarì o del mascher… Sappiamo solo che, oggi più che mai, abbiamo bisogno degli zoccoli chiodati bagossi che rompano il silenzio di vecchi e nuovi fascismi per le strade e nelle piazze delle nostre città.