25 Aprile: la liberazione dei corpi e degli affetti

Ancora oggi si parla di fascismo, ma tanti non gradiscono questo termine, in quanto trovano il fascismo un concetto superato.

Eppure il fascismo non è scomparso, anzi. Il fascismo trova sempre più agibilità politica, assumendo forme ambigue, che strizzano l’occhio al populismo più violento e aggressivo. Per questo il 25 aprile riteniamo urgente e necessaria la liberazione dei corpi e degli affetti.

I neofascismi di oggi

Neofascismo è forse la parola adeguata da utilizzare in questo periodo storico così difficile, in cui la soluzione più facile sembra essere la strada dell’odio, come dimostrano i dati sconfortanti delle recenti elezioni politiche.

I partiti di estrema destra, da quelli pubblicamente dichiarati tali a quelli più striscianti, non fanno altro che sostenere l’idea di una società divisa, in cui la colpa di ogni male deve essere sempre attribuita alle categorie più fragili ed emarginate, che vengono demonizzate in blocco.

I recenti fatti di cronaca, che spaziano da sparatorie ai danni di cittadini dalla pelle nera fino ai pestaggi di persone gay, lesbiche e trans e ai femminicidi, ci ricordano quanto la battaglia contro il fascismo in tutte le sue forme debba essere ancora oggi una priorità per chi rivendica i diritti civili.

Antifascismo e buone pratiche

Ma per capire l’importanza di questa battaglia, è bene non sottovalutare la parola antifascismo e la responsabilità che implica.

L’antifascismo è resistenza attiva ai discorsi e ai crimini d’odio razziale, all’antisemitismo dilagante, ai movimenti di ispirazione estremista come Manif pour tous, Sentinelle in piedi e pariti della famiglia, che annoverano tra le loro fila forzanovisti e neofascisti di più disparata estrazione politica.

Antifascismo, oggi, è solidarietà, è impegno culturale, è diffusione di buone pratiche di accoglienza e dialogo tra differenze. Tutto ciò che quotidianamente traduciamo in impegno civile, oltre la violenza della propaganda razzista, misogina, transfobica e omofoba.

Antifascismo e comunità LGBTQI+

Con l’obiettivo di far cadere la maschera a chi ancora nasconde il proprio fascismo dietro un populismo da social network di bassa Lega, il comitato Bergamo Pride – Giù la Maschera! individua nell’omosessualità e nell’esperienza trans* l’elemento chiave per abbattere la cultura neofascista.

Le persone LGBTQ+ fanno paura. Demoliscono i luoghi comuni dell’uomo virile, della donna subordinata al volere maschile e del sesso biologico come strumento di organizzazione binaria dell’universo. Ne mettono in crisi le rappresentazioni stereotipate.

L’omosessualità e l’esperienza trans* sono per definizione l’anti-patria, in quanto indeboliscono il principio di famiglia patriarcale;. Sono antifasciste, in quanto sono lotta a una cultura maschilista, al sessismo, all’ingiustizia sociale, all’emarginazione.

Per questo il 25 Aprile saremo in piazza anche noi. Sfileremo con le nostre bandiere per liberare i nostri corpi, i nostri affetti e le nostre famiglie. Per liberarci dall’oppressione culturale che ci vuole ordinat@, silenzios@ e decoros@, a simulare matrimoni che però hanno un altro nome.